Gears


Fino a pochi anni fa, prima che entrassero in commercio telecamere e telefonini, fare cinema era riservato solo a chi poteva attingere da un ricco portafogli. Il costo dell’acquisto della pellicola andava a sommarsi alle spese per svilupparla, stamparla per la proiezione e alle spese di telecinema per la televisione. Oggi tutto è cambiato e l’elettronica ha fatto passi da gigante. La diffusione del cinema è passata dalle sale cinematografiche a una platea ben più vasta. Prima la televisione, poi internet hanno completamento rivoluzionato il modo in cui il mondo fruisce di questo linguaggio. E se quelli che facevano il cinema con la pellicola erano dei veri artigiani, spesso degli artisti, oggi chiunque può realizzare un film semplicemente con il telefono portatile che tiene in tasca o in borsetta. Una rivoluzione democratica? Sicuramente. E’ altrettanto certo che il proliferare di video e filmati realizzati da una moltitudine di nuovi registi ha abbassato di molto la qualità dei contenuti. Anche i professionisti del cinema non usano più la pellicola. E gli strumenti in mano loro sono diventati sempre più efficaci tanto da essere paragonabili, se non spesso superiori a quelli che usavano prima. Qualcuno potrà contestare quanto sopra (la pellicola è ancora il non plus ultra), ma forse non ricordano bene che per quanto fosse un lavoro “epico” era anche un lavoro faticoso e difficile. Molto costoso. Poco democratico.

Ed ecco perché negli ultimi quindici anni ho abbandonato (come tutti i miei colleghi filmmaker del resto) la pellicola e le cineprese per passare al digitale. E dopo molti ingranaggi (gears) ecco lo stato dell’arte a mia e Vostra disposizione.